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Il Buon Contatto tra Genitori e Figli PDF Stampa E-mail

Affinché il neonato si sviluppi armonicamente e diventi prima un bambino e poi un adulto sano ed equilibrato le esperienze di calore, contatto e protezione, impresse sulla pelle durante la vita prenatale, devono trovare continuità anche nella vita post-natale.
“Attraverso il contatto delle mani” scrive Leboyer “il bambino capta tutto: il nervosismo o la tranquillità, l’incertezza o la sicurezza, la tenerezza o la violenza. Sa se le mani lo desiderano. O se sono distratte. O, ciò che è peggio, se lo rifiutano. Davanti a delle mani premurose, affettuose il bambino si abbandona, si apre. Davanti a delle mani rozze, ostili, si isola, si nasconde, si chiude... Quali mani devono sostenere il bambino? Mani leggere, non autoritarie. Che non chiedono nulla. Che “sono semplicemente lì. Leggere ma piene di tenerezza. E di silenzio” .

Se non abbiamo ricevuto un buon contatto non possiamo comunicarlo, dobbiamo ritrovare la carezza, riempire la carenza, altrimenti ci sarà spazio per comportamenti vittimistici o violenti che altro non sono che la risposta alla mancanza. Quando si è goduto il piacere dei massaggi durante la propria infanzia è molto più naturale trasmetterne i benefici ai propri figli; ma se invece siamo cresciuti con poche coccole e carezze, può risultare molto difficile toccare un neonato o praticare un massaggio; diventa necessario riappropriarsi di questa capacità mediante un percorso di educazione al contatto onde riprendere fiducia nella capacità di trasmettere ai propri figli il meglio della tenerezza e dell’affetto.
Si possono apprendere semplici giochi tattili, imparare a fare brevi massaggini sulla pancia o sulla schiena, carezze prolungate soprattutto sul dorso e sulla nuca oppure “scrivere” delicatamente con le dita paroline dolci sulla pelle. Spesso dopo questi giochi i bambini si addormentano con grande serenità e senso di appagamento.

Esistono diverse modalità di massaggio; l’aspetto fondamentale è che i tocchi comunichino un messaggio d’amore. Il massaggio si può praticare fin dal primo mese di vita e sono prima di tutto una misura di salute per “crescere bene nella vita” e per i genitori si tratta di dialogare creando un’intesa speciale con il proprio bambino.
Il “buon contatto” viene apprezzato dai bambini fino alla pubertà e gli adolescenti possono beneficiare di un massaggio alla nuca o alla schiena dopo una lunga giornata di scuola.

L’Educazione al Contatto
Il riscatto e la riappropriazione della capacità di contatto non è un percorso che riguarda solo mamme e papà. Tra i colleghi di lavoro, gli amici, ma soprattutto nella vita di coppia, la capacità di contatto fisico appropriato è un elemento di comunicazione e di armonia fondamentale per costruire rapporti sani e soddisfacenti. È’ importante comprendere che un contatto meccanico, privo di attenzione e tenera cura non è mai né utile, né tanto meno efficace. Per essere “buono” il contatto deve avvenire all’interno di un approccio affettivo, in un processo progressivo di comunicazione e di empatia.
Per raggiungere la qualità di “carezza” il contatto ha bisogno di connessione: un gesto pieno di attenzione, compiuto nell’ascolto delle richieste reciproche e in feed-back con l’altro. Non si tratta solo di avvicinarsi per un contatto fisico, di darsi una pacca sulle spalle, ma di “connettersi” con l’altro percependolo con rispetto e affettività per il solo fatto che è “portatore di vita”.

Rieducarsi al Buon Contatto è possibile
“I progressi delle neuroscienze nel campo dei processi emotivi, gli studi più recenti in materia di coscienza, così come l’individuazione dei neuroni specchio” sostiene Annalisa Risoli, medico e specialista in neuroscienze, nonché insegnante di Biodanza®  “hanno confermato la possibilità di “modificare, attraverso l’esperienza, comportamenti o modi di pensare acquisiti” rendendo possibile la “rieducazione” anche dell’adulto a nuovi comportamenti di contatto”.
Chi pratica percorsi di crescita personale di gruppo, come la Biodanza® e l’Educazione al Contatto® , sa che ci si può riappropriare della capacità di “buon contatto” attraverso esperienze proposte in condizioni specifiche o, per utilizzare un termine tecnico, in “ambienti arricchiti”, in grado di influenzare e modificare positivamente lo sviluppo neuronale anche in età adulta.

La carezza: chiave di un contatto armonico
Il contatto delle mani, gli abbracci, le carezze parlano un linguaggio autentico, vivo, senza inganni di sorta nella scoperta reciproca. Quando il palmo della mano si posa sulla pelle e accarezza dolcemente crea una “piccola culla”. Quando avvolge ciò che tocca completamente come l’elemento acqua che aderisce ad ogni forma comunica una vicinanza totale: una fusione.
“Oltre che un piacere” scrive Gérard Leleuè un vero e proprio linguaggio. Gli esseri comunicano con la voce e lo sguardo, ma quando sentono il desiderio di approfondire un rapporto questi sensi diventano troppo poco. Solo con il contatto si ha la prova tangibile, palpabile della vicinanza, della comunicazione: si ha la sensazione di essere vivi, di essere desiderati”.

Attraverso il contatto e le carezze si produce un’autovalorizzazione, perché ci sentiamo desiderati e apprezzati. Accarezzare ed essere accarezzati è l’intimo riconoscimento del nostro valore come esseri viventi “unici”.

 

 

 
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